27 maggio 2018

Il Salone
torna a Napoli

Dopo nove lunghi anni il Salone del Libro e dell'Editoria è tornato a casa. La casa è Napoli. Nella splendida cornice del "Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore", oltre 20000 lettori hanno partecipato all'evento dimostrando che l'amore che la città partenopea ha sempre riservato alla lettura e alla cultura non si è mai spento; è rimasto assopito, in cerca di una scintilla che innescasse nuovamente un processo capace di risvegliare le coscienze e i cuori di migliaia di lettori.

Il tema:
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Due parole che rimandano a un insieme infinito di emozioni. Una costellazione di sentimenti che gravita attorno al tema del «ritorno», situazione tipicamente umana in cui il corpo e la mente viaggiano verso luoghi lontani, spesso dimenticati, ma mai completamente cancellati. La prima edizione ha portato i lettori alla riscoperta di quella letteratura che ha abbracciato questa moltitudine di sensazioni complesse.
Perché tutti, almeno una volta, siamo "ritornati a casa"... aprendo un libro.

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Rivivi le emozioni più belle della prima edizione di Napoli Città Libro

NCL 2018

Buona la prima!

Tutti i numeri che hanno contraddistinto la prima edizione di "Napoli Città Libro - Salone del Libro e dell'Editoria" di Napoli

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Complesso di San Domenico Maggiore

Il convento di San Domenico Maggiore, che dà luogo con la chiesa a un complesso di grandiose proporzioni, è il risultato di una secolare stratificazione che fu avviata a partire dal 1227 quando papa Gregorio IX inviò a Napoli un piccolo gruppo di domenicani che si stabilirono nell’antico monastero di San Michele Arcangelo a Morfisa. La basilica fu eretta secondo i classici canoni del gotico, con tre navate, cappelle laterali, ampio transetto e abside poligonale.

Nel convento soggiornò tra il 1272 e il 1274 Tommaso d’Aquino che insegnò teologia nello Studium lì stabilito da Carlo I d’Angiò, e la cui cella è ancora visitabile, mentre altri uomini illustri che qui si formarono sono stati Giovanni Pontano, Giordano Bruno, Tommaso Campanella. Per secoli, a partire dal 1231, tra queste mura si è riunito il Tribunale dell’Inquisizione, sono passati migliaia di eretici tra i quali anche Giovan Battista Della Porta e lo stesso Bruno, che prima di finire al rogo a Roma proprio qui vedrà formulare contro di lui l’accusa di eresia. Imperdibili i refettori, la Sala del Capitolo, la Sala della Biblioteca, le celle dei padri domenicani e quella più famosa di San Tommaso d’Aquino.

Numerosi interventi succedutisi nei secoli ne hanno alterato la struttura e le originarie forme gotiche: nel periodo rinascimentale dopo vari terremoti e incendi si avviarono i primi rifacimenti.

Ancora più incisivi furono i rifacimenti barocchi del Seicento, tra i quali
spiccano la sostituzione del pavimento con quello progettato da Domenico Antonio Vaccaro, poi completato nel XVIII secolo.

Con l’avvento a Napoli di Gioacchino Murat il complesso fu destinato tra il 1806 e il 1815 ad opera pubblica, provocando in questo modo danni alla biblioteca e al patrimonio artistico.

Ulteriori danni furono subiti dal complesso durante il periodo della soppressione degli ordini religiosi, quando i padri domenicani dovettero nuovamente abbandonare il convento (1865-1885) a causa di alcuni riadattamenti discutibili che si intese dare alle strutture (palestre, istituti scolastici, ricovero per mendicanti e sede del tribunale).

Nel febbraio del 1921 papa Benedetto XV elevò la chiesa al rango di basilica minore.
I restauri del 1953 eliminarono i segni dei bombardamenti del 1943, ripristinando il soffitto a cassettoni, i tetti, le balaustre delle cappelle, la pavimentazione e l’organo settecentesco e riportando alla luce anche gli affreschi del Cavallini, mentre interventi più recenti (1991) si sono avuti sulla scala esterna in piperno e sulla porta marmorea.

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